LE EMOZIONI NEL CERVELLO – ECCO DOVE SONO COLLOCATE
Da dove arrivano la nostra tristezza o la nostra felicità o l’euforia che proviamo di fronte ad uno stimolo estremamente eccitante? Da dove provengono la nostra sofferenza o la nostra rabbia?
Ci si è sempre chiesti quale fosse l’origine delle nostre emozioni.
Oggi, grazie ai ricercatori della IMT School for Advanced Studies di Lucca, possiamo finalmente dare una risposta alla domanda “dove sono collocate le nostre emozioni”?
E anche grazie al famoso e pluripremiato film Forrest Gump, altro grande protagonista di questa scoperta, utilizzato per elicitare le risposte emotive in un gruppo di volontari. Nella visione di un film, infatti, l’esperienza emotiva deriva da scelte narrative volte a favorire risposte empatiche e contagio emotivo, e dai processi di mentalizzazione da parte degli spettatori.
INTRODUZIONE
Diversi studi hanno evidenziato l’esistenza di emozioni di base discrete, caratterizzate da espressioni facciali distintive, da schemi di attività del sistema nervoso autonomo e da sensazioni corporee. Felicità, sorpresa, paura, tristezza, rabbia e disgusto sono le emozioni di base più spesso elencate, anche se a volte ne vengono incluse altre, come l’orgoglio o il disprezzo.
Prima di questa ricerca, vi erano evidenze a supporto sia di un’elaborazione locale che di un’elaborazione distribuita delle emozioni. Ad esempio, alcuni neuroscienziati hanno studiato se le emozioni di base siano associate a specifici schemi di risposta cerebrale nei soggetti. I risultati mostrano un’attivazione in tal senso nell’amigdala, nella corteccia prefrontale mediale, nel cingolo anteriore, nell’insula, nella corteccia frontale media/inferiore e nella corteccia temporale superiore posteriore.
Un’alternativa valida postulata a seguito dei risultati ottenuti dai ricercatori della IMT è quella del concetto di gradiente, che vuole spiegare l’isomorfismo (ovvero la corrispondenza) tra le caratteristiche dello stimolo e la distanza sulla corteccia.
Alcuni volontari sono stati sottoposti alla visione del film Forrest Gump, permettendo ai ricercatori del Molecular Mind Laboratory (MoMi Lab) di scoprire che il cervello è in grado di rappresentare topograficamente la complessità delle sensazioni provate dall’uomo e la relativa intensità, con un meccanismo simile a quello che governa gli altri organi di senso.
In particolare, gli studiosi, sotto la guida dello psichiatra Pietro Pietrini e col prezioso contributo della dottoranda Giada Lettieri, sono riusciti a individuare un’area del cervello umano che racchiude una vera e propria ‘mappa’ delle emozioni: si tratta della giunzione temporo-parietale destra (area fondamentale anche per la cognizione sociale, in quanto supporta l’elaborazione empatica e l’attribuzione di intenzioni, credenze ed emozioni agli altri).
Eccole lì, dunque, tutte le nostre emozioni, più o meno piacevoli, più o meno intense.
LA RICERCA
In questo studio è stata utilizzata l’attività fMRI evocata da un film emotivamente coinvolgente e le valutazioni dei partecipanti dell’intensità emotiva percepita per rivelare l’organizzazione topografica degli stati affettivi.
I 12 volontari, un gruppo di madrelingua italiani in un range di età dai 24 a 34 anni, hanno valutato l’intensità percepita di sei emozioni di base (felicità, sorpresa, paura, tristezza, rabbia e disgusto) durante la visione di una versione modificata del film Forrest Gump: durante la visione avevano il compito di riportare in modo dettagliato le emozioni provate ad ogni scena (con la possibilità di indicare anche più di un’emozione contemporaneamente); mediante specifici pulsanti potevano indicare anche l’aumento e la diminuzione dell’intensità di ciascuna emozione. I dati sono stati poi confrontati con quelli raccolti in Germania su altre persone sottoposte allo stesso stimolo visivo mentre le loro attività cerebrali venivano registrate mediante risonanza magnetica funzionale.
HA felicità, SU sorpresa, FE paura, SA tristezza, AN rabbia, DI disgusto
RISULTATI
Durante l’esperimento sono emersi 15 stati affettivi distinti nel corso del film, indicando che Forrest Gump ha evocato esperienze complesse e sfaccettate, che non possono essere ridotte alle sei categorie emotive originali.

La ricerca ha mostrato come l’associazione tra le valutazioni emotive e l’attività cerebrale era lateralizzata a destra e il picco è stato trovato nel solco temporale superiore posteriore destro/giunzione temporo-parietale.

I risultati della ricerca mostrano che esistono tre gradienti ortogonali e spazialmente sovrapposti (piuttosto che la presenza di topografie emotive discrete), i quali codificano la polarità (emozione positiva vs negativa), la complessità e l’intensità delle esperienze emotive nelle regioni temporo-parietali destre.
Nello specifico:
- Polarità: gli eventi connotati da emozioni positive hanno aumentato l’attività nei territori ventrorostrali, situati vicino al solco temporale superiore, mentre gli eventi altamente negativi hanno aumentato l’attività emodinamica nelle porzioni dorsocaudali della TPJ destra, estendendosi fino alle pareti posteriori del solco di Jensen;
- Complessità: gli eventi connotati da una maggiore complessità (ad esempio, la presenza simultanea di felicità e tristezza) sono stati associati a incrementi di segnale nei territori rostrolaterali della TPJ destra, mentre quelli valutati come aventi una minore complessità (ad esempio, eventi di paura) hanno aumentato l’attività emodinamica nella sua parte caudale e mediale, comprendente il ramo ascendente del solco temporale superiore;
- Intensità: livelli di intensità più elevati erano correlati a una maggiore attività nei territori rostrodorsale e ventrocaudale, raggiungendo rispettivamente il ramo ascendente del solco laterale e le porzioni posteriori del giro temporale medio; al contrario, eventi a bassa intensità aumentavano l’attività emodinamica in una regione centrale della giunzione temporo-parietale destra, situata lungo il solco temporale superiore.
CONCLUSIONE
La disposizione spaziale di questi gradienti permette al cervello di mappare una varietà di stati affettivi all’interno di una singola area corticale.

Questo principio di codifica delle emozioni è stato definito dai ricercatori emototopia.
Dunque esistono specifiche regioni della corteccia temporo-parietale che codificano esperienze emotive uniche. Una scoperta notevole che, in futuro, potrebbe avere importanti implicazioni nella cura di patologie come, ad esempio, la depressione.
Fonte: Lettieri, G., Handjaras, G., Ricciardi, E. et al. Emotionotopy in the human right temporo-parietal cortex. Nat Commun 10, 5568 (2019). https://doi.org/10.1038/s41467-019-13599-z
